Giustizia o misericordia?
A proposito del Sinodo, a proposito della misericordia, a proposito dei divorziati risposati.
In un recente intervento di Enzo Bianchi si nota che "ciò che scandalizza è la misericordia". Ha scandalizzato i benpensanti quando Gesù pranzava con i peccatori, scandalizza i benpensanti di oggi - questo è il teorema del priore di Bose - quando papa Francesco propone con forza le sue aperture nei confronti dei divorziati risposati.
Concedo l'affermazione generale: la misericordia scandalizza. Concedo anche che la misericordia abbia scandalizzato molti benpensanti ai tempi di Gesù. Ma sono assai perplesso quando si applica il principio a papa Francesco e ai divorziati risposati.
Il mio dubbio, la mia resistenza di fondo è: davvero oggi pensiamo che risposarsi sia un peccato? Che convivere con una donna che non è la tua (prima? vera?) moglie sia una situazione di peccato? Ma davvero pensiamo che quel "sì" che si dice davanti a Dio sia in grado di vincolarci per sempre? Perché l'impressione che si ha è che quando si parla di misericordia, in realtà si stia semplicemente parlando di giustizia: non etichettare come peccatore chi peccatore non è, permettere all'amore di Dio di scendere su chi è ritenuto peccatore dai borghesotti, ma in realtà è soltanto un brav'uomo o, alla peggio, un pover'uomo che senza alcuna colpa e in perfetta limpidezza davanti al Signore si trova in una situazione sconveniente.
Pensiamo ai vescovi tedeschi. Pensiamo ai tormentoni che i vescovi tedeschi ci propinano da più di cinquant'anni per sostenere la liceità delle "seconde nozze": ma se in coscienza - viene detto - un fedele dovesse ritenere che il primo matrimonio sia nullo e fosse nell'impossibilità di dimostrarlo, perché dovremmo impedirgli le seconde nozze? (vedi ad esempio qui). Giusto, perché? Ma, mi domando: in questo caso è in ballo la misericordia o la giustizia?
La nullità matrimoniale può imputarsi a tanti fattori. Prendiamo il caso peggiore, un caso esemplare, ad esempio l'inganno, come quando una sposa si trova vincolata ad un uomo che non ha mai voluto esserle fedele e che nel fatidico giorno delle nozze l'ha ingannata davanti a Dio, al prete e ai testimoni promettendo falsamente una fedeltà che non voleva assumere. In questo caso il matrimonio è evidentemente nullo. Ma permettere a questa donna di risposarsi è giustizia o misericordia?
Con la Comunione ai divorziati risposati, si gioca sulle parole e si gioca sporco, per nascondere che in ballo c'è dell'altro e cioè che oggi pochi ritengono che "cambiare" moglie sia peccato. Potrei aggiungere: quanti ritengono che siano peccato i rapporti prematrimoniali? O la convivenza? O altre forme di unione libere, ibride e quant'altro? Questa è la vera domanda.
Dunque, tornando al sinodo, nella situazione dei divorziati risposati va tutto bene o c'è qualcosa che non va? Perché nella prima ipotesi non voglio nemmeno sentir parlare di "cammini di riconciliazione": va tutto bene e non c'è niente da riconciliare! Nella seconda ipotesi la riconciliazione richiede una conversione che si manifesti nelle opere.
Forse bisognerebbe ricominciare da capo, dalle domande fondamentali, dal progetto di Dio sull'uomo e sulla donna. Non so se oggi si creda tanto all'"amore per sempre". Ma so per certo che Gesù ci credeva.
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