La mia casa sarà casa di preghiera
Qualche riflessione sul Vangelo del giorno
In casa mia c'è una cappellina. In casa mia abita il Signore. Casa mia è davvero casa Sua. Ma casa mia - casa Sua - è davvero una casa di preghiera? Una domanda che mi tormenta da quando ho letto il Vangelo di oggi.
La preghiera è come l'incenso: terminata la celebrazione, dissolto il fumo, resta il profumo, un sottile aroma che ci è capitato di percepire entrando in un luogo sacro al termine di una funzione liturgica. Anche la preghiera - la preghiera vera - lascia il suo aroma, un aroma che si avverte in tante comunità, in tante case religiose, in tanti monasteri, dove alle volte sembra che quasi anche i muri, le panche trasudino preghiera.
Si ritorna così domanda iniziale: casa mia, che è anche casa Sua, è davvero una casa di preghiera? Ovvero: entrando a casa mia, si percepisce il profumo, l'aroma della preghiera?
Per giustizia l'orizzonte va ampliato e devo domandarmi se più in generale le parrocchie sono case di preghiera. Non si tratta di mettere fronzoli, orpelli, quadri o fiori, si tratta di respirare profumo di preghiera. Con schiettezza devo rispondere: è difficile. È difficile che una parrocchia sia un luogo dove si respira preghiera. Siamo già fortunati se nelle parrocchie incontriamo uomini di preghiera, e, ringraziando il Signore, i nostri preti tante volte sono davvero uomini di preghiera! ma per respirare aria di preghiera non basta il singolo, non basta il prete, bisogna che tutti gli "inquilini" frequentino la casa di Dio, si soffermino in preghiera, in preghiera autentica, e trattino quella casa con il rispetto dovuto. E questo, oggi, è difficile.
Ma si può andare oltre: la famiglia, che viene spesso definita (con espressione a parer mio impropria) "piccola Chiesa", è davvero una casa di preghiera? Forse si deve essere soddisfatti di vivere in una "casa di carità", lasciando che la famiglia stessa alimenti il suo rapporto con il Signore dal contatto con luoghi e comunità sacre. Ma allora come posso dire che Cristo abita in una famiglia, in casa mia? Perché se in una famiglia cristiana non abita Cristo, qualcosa non funziona. Ma se abita Cristo, allora anche quella casa di Cristo deve diventare casa di preghiera.
Con la distruzione del tempio di Gerusalemme, il Signore ha sancito la conclusione dell'antica economia, in cui Dio andava cercato in un luogo preciso, il tempio davidico; da allora, dall'incarnazione, dalla vita in Cristo in poi, "i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità" (Gv 4,23). Lo adoreranno nell'Eucaristia, ma anche nel loro cuore; lo adoreranno nella liturgia ma anche nell'attività quotidiana, nella famiglia, nel lavoro e nella carità, perché tutto questo può essere vissuto in Cristo. Ma se casa mia non diventa casa di preghiera, allora la presenza del Signore, quella solenne presenza del tempio di Gerusalemme, si è inutilmente frammentata, dissolta in quel grigiore indeterminato di chi pensa di pregare sempre perché in realtà non prega mai.
Pregare. Pregare tanto. Pregare in intima unione con il Signore. Mi sembra che il Vangelo di oggi ci inviti proprio a questo. E che il Signore perdoni le nostre infedeltà, e ci doni di aderire a Lui con rinnovato slancio, perché la mia famiglia, la mia parrocchia, la mia comunità, diventi davvero "casa di preghiera", secondo la volontà di Dio.
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