Le regole del gioco
Sulla nostra allergia alle spiegazioni. In generale
A Bocca di Magra, al bivacco, stavo salendo a fianco del campo da calcio, dove i generosissimi ragazzi del ricreativo stavano - al solito - tribolando per spiegare le regole di un gioco a liceali che le regole proprio non volevano starle a sentire. Storia di sempre. Ma in quel magico momento ho collegato la situazione ad un'altra esperienza che penso noi tutti abbiamo provato: l'incapacità di leggere un libretto di istruzioni da cima a fondo. Qualunque libretto di istruzioni. Per breve che sia: qualunque libretto.
Non ho mai letto (interamente) le istruzioni del forno a microonde, del frigorifero, del computer portatile, del lettore mp3, dei programmi che uso, dell'aspirapolvere... di niente. E ne concludo: perché mai dovrei entusiasmarmi leggendo o ascoltando le regole di un gioco?
Anzi, no: forse le istruzioni dei mobili dell'Ikea le ho guardate, ma soltanto perché ci sono disegni grandi e non c'è scritto niente; e le ho guardate per sopravvivere, dopo qualche tentativo di montaggio "a babbo" miseramente fallito. In proposito, non so se avete notato anche voi che i "libretti"dei nostri aggeggi di casa stanno diventando a dir poco telegrafici; per lo stereo, ad esempio, due disegni con delle indicazioni così elementari che più elementari non si potrebbe: infila il cavo qui, attacca la spina lì, alza il volume, e se vuoi saperne di più - su pulsanti, levette, telecomandi, lucette - avventurati a tuo rischio e pericolo nel ginepraio delle spiegazioni che seguono. Perfino nei videogiochi adesso non bisogna più leggere le regole prima, ma si inizia a giocare subito e le regole vengono introdotte e spiegate in corso d'opera. Un tempo questo era realizzato nei cosiddetti tutorial, ma adesso la fase di apprendimento è inserita nella trama stessa del gioco.
Che cosa ci insegna tutto questo? Anzitutto che i tempi cambiano e che bisogna prenderne atto. Se un tempo c'era allergia per le spiegazioni, adesso c'è il rifiuto totale: seguire una spiegazione è diventata una fatica che ormai pochi - nemmeno io! - riescono a sopportare.
Ne consegue un chiaro messaggio per il gruppo ricreativo: sarebbe favoloso se si riuscisse ad inventare un nuovo modo di giocare dove i giochi sono semplici, e anche quando sono lodevolmente complessi, le regole si imparano giocando; sarebbe strepitoso se si riuscisse ad inventare un nuovo modo di spiegare i giochi... giocando! Vi faccio notare in proposito che alcuni giochi - ad esempio il "kiài" o il violentissimo "telefono" - nascono proprio in questo modo: regole sempre più complesse che vengono introdotte giocando, mentre si gioca e non scodellate tutte all'inizio, prima del gioco. Fatta salva la stima e la gratitudine per il ricreativo e per ciò che fa e cerca di fare sempre meglio, qualunque sia lo stile scelto e i risultati.
Poi ne ricavo la conclusione che è (beatamente!) morto il tempo delle lunghe monizioni liturgiche: la liturgia, come un bel gioco, va vissuta e celebrata, e i fedeli preferiscono "imparare" la liturgia celebrando, senza sorbirsi dei lunghi e noiosi beveroni didascalici mentre pregano o - peggio - prima della celebrazione.
E così in tanti altri campi: nella catechesi, forse anche nella morale. Pensiamo alla scuola, dove dovremmo ridurre i nostri libri a 20 pagine da imparare bene, con tanti begli schemini che diventino realmente "mappe concettuali" di fatto e non soltanto di nome; che diventino cioè patrimonio dell'intelletto dello studente e non semplicemente "schemini" per comporre ordinatamente una dissertazione.
La Chiesa su questo è sempre stata un passo avanti. La mistagogia di cirilliana memoria (San Cirillo di Gerusalemme, morto nel 387) nasceva proprio con questo intento: prima vivi il sacramento, e poi ti spiego che cosa hai vissuto e come devi viverlo. Ma anche i campi nascono così: prima vivi l'amore di Dio e dei fratelli, e solo dopo ti spiego che cosa siano e come puoi viverli sempre meglio e più consapevolmente. Così pure il volontariato, la preghiera, ... Vivere le cose giuste, per imparare con più gusto e più rapidamente.
Istruzioni Ikea, tempi che cambiano, allergia per le spiegazioni... da dove viene tutto questo? Come mai questa repulsione per le regole? Forse è la sete disordinata di una libertà che rifiuta ogni condizionamento?
Penso piuttosto che si tratti di una vendetta dell'intelletto che, saturo di una quantità abnorme di materiale scritto e "frontale", oppresso da una comunicazione esorbitante e unidirezionale che gli viene quotidianamente imposta, quando gode dei suoi spazi di libertà si ribella e rifiuta qualsiasi verbalità.
Saturi di informazioni, di parole... Avete notato quanto velocemente riescano a leggere gli studenti? È un meccanismo di difesa! Siccome devono leggere 50 pagine "per domani", e siccome non possono perdere 6 ore per leggerle attentamente, imparano a leggerle velocemente e superficialmente, per immagazzinare soltanto quelle poche informazioni che gli permetteranno di sopravvivere. Per me - che ho dovuto studiare tanto - questa è diventata una deformazione professionale, al punto che non riesco più a leggere con attenzione, a meditare, a masticare e gustare i testi...
Ma anche per fare il 730 bisogna leggere 50 pagine di istruzioni complicatissime... soltanto per riuscire a mettere 10 numeri nelle caselle giuste che ti decurteranno un paio di mesi di stipendio. Perfino le encicliche non riescono a scendere sotto le 200 pagine! E via dicendo: libri, carte, cartacce, scartoffie. Leggi, leggi ancora, rileggi, distilla, elimina, screma... È il lato oscuro della stampa a buon prezzo.
Ma quando finalmente posso rilassarmi - montando tutto soddisfatto il forno a microonde nuovo di zecca, o giocando con gli amici al bivacco, o godendomi una celebrazione in Chiesa - non ne posso più di istruzioni: lasciatemi libero! E non preoccupatevi di spiegarmi con lunghi discorsi ingessati come potrò essere più libero e spontaneo.
