Gesù e i peccatori
Sempre su quell'intervento di Enzo Bianchi che si scandalizzava con chi rimaneva scandalizzato della misericordia di papa Francesco.
Nell'ultimo (e anche primo) mio intervento (Giustizia o misericordia?) ho osservato che oggi l'indulgenza c'è per quei peccatori che in realtà non riteniamo peccatori. Adesso vorrei presentare l'altra faccia della medaglia, ovvero il giudizio duro e definitivo verso quelli che veramente riteniamo peccatori, perché pare che in questo secondo caso la misericordia vada lasciata a casa, con buona pace di tutti e in pieno spirito di giustizia, anzi, pardon, volevo dire: di legalità.
Siamo infatti assuefatti ad un'epoca mediatica che manifesta uno stucchevole buonismo per tante situazioni delicate ma con la stessa nonchalance ci sbatte in faccia quotidianamente i nuovi "mostri", gli intoccabili, i veri peccatori. Sono i mafiosi, i pedofili, gli scafisti. Ma anche agli evasori fiscali, i razzisti e - perché no? - gli omofobi e magari anche chi non paga il canone della RAI. E chissà quanti altri.
Domandiamoci allora che cosa si penserebbe oggi se Gesù si sporcasse le mani con questa gentaglia; che cosa penserebbero di lui e benpensanti, ma anche che cosa penserebbero di lui i cristiani "doc", quelli che "se anche tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai". Qui la misericordia dove andrebbe a finire?
E che cosa penseremmo di un Papa che "mostra aperture" nei confronti del clan dei casalesi, o che manifesta amicizia con qualche politico corrotto? Che cosa penseremmo se il vescovo radunasse tutti i pedofili della Diocesi e mangiasse a tavola con loro?
E già. Noi, piccoli benpensanti, ci scandalizzeremmo.
Ma dobbiamo anche riconoscere che il torto non starebbe tutto dalla nostra parte e che un po' di ragione ce l'avremmo anche noi, perché il confine tra misericordia e connivenza non è così marcato, tra il chinarsi con affetto e senza giudizio sul peccatore e l'approvare il suo comportamento peccaminoso; in due parole: tra l'amare il peccatore e amare il suo peccato.
Gesù Cristo questi problemi non li aveva. Santo, giusto, luce che splende nelle tenebre. Ogni volta che aveva a che fare con i peccatori, a tutti (tranne che ai benpensanti) era evidente da che parte stesse la luce e quanto questa luce illuminasse il peccato. Gesù non aveva problemi a farsi lavare i piedi dalle lacrime di una peccatrice, a farseli asciugare dai suoi capelli, a farsi ungere il capo da una donna (probabilmente) di facili costumi.
Ma io, io povero prete, questi problemi li ho. E riconosco con umiltà che la mia presenza in certi ambienti o in certi contesti può significare non una mano tesa e misericordiosa, ma il bollino ecclesiastico su ciò che non va approvato.
Ricordate la questione tra San (!) Giovanni Paolo II e Pinochet? Quella stretta di mano così criticata? Se anche fosse stata voluta - perché pare che si trattasse di un ignobile trabocchetto - non era forse quella la misericordia del buon pastore che si piegava su una dittatura di destra? E come mai quegli stessi che plaudono oggi alle aperture di papa Francesco si erano scandalizzati di fronte alle aperture di papa Giovanni Paolo?
Pare così che ci sia una misericordia di serie A, quella verso i finti peccatori emarginati, e una misericordia di serie B, quella verso i peccatori, i peccatori quelli veri.
Forse dovremmo piantarla con questa ipocrisia, con questo atteggiamento pio e misericordioso verso certuni che diventa un accanimento feroce e vendicativo verso certi altri. E smetterla di etichettare ogni nostra tolleranza con il bollino della misericordia. Ha ragione Enzo Bianchi: la misericordia, quella vera, scandalizza. E siccome al Sinodo, in fondo, non si è scandalizzato proprio nessuno, forse non stiamo parlando di misericordia ma di qualcos'altro.
Siamo tutti peccatori, questo è fuori discussione, e ci consola richiamare il Vangelo di Marco che ci ricorda come Gesù non sia venuto a "chiamare i giusti ma i peccatori". Forse bisognerebbe ricordarsi anche la versione lucana, che aggiunge la non irrilevante precisazione: "perché si convertano". Senza distinguere tra cammelli e moscerini.
E che cosa penseremmo di un Papa che "mostra aperture" nei confronti del clan dei casalesi, o che manifesta amicizia con qualche politico corrotto? Che cosa penseremmo se il vescovo radunasse tutti i pedofili della Diocesi e mangiasse a tavola con loro?
E già. Noi, piccoli benpensanti, ci scandalizzeremmo.
Ma dobbiamo anche riconoscere che il torto non starebbe tutto dalla nostra parte e che un po' di ragione ce l'avremmo anche noi, perché il confine tra misericordia e connivenza non è così marcato, tra il chinarsi con affetto e senza giudizio sul peccatore e l'approvare il suo comportamento peccaminoso; in due parole: tra l'amare il peccatore e amare il suo peccato.
Gesù Cristo questi problemi non li aveva. Santo, giusto, luce che splende nelle tenebre. Ogni volta che aveva a che fare con i peccatori, a tutti (tranne che ai benpensanti) era evidente da che parte stesse la luce e quanto questa luce illuminasse il peccato. Gesù non aveva problemi a farsi lavare i piedi dalle lacrime di una peccatrice, a farseli asciugare dai suoi capelli, a farsi ungere il capo da una donna (probabilmente) di facili costumi.
Ma io, io povero prete, questi problemi li ho. E riconosco con umiltà che la mia presenza in certi ambienti o in certi contesti può significare non una mano tesa e misericordiosa, ma il bollino ecclesiastico su ciò che non va approvato.
Ricordate la questione tra San (!) Giovanni Paolo II e Pinochet? Quella stretta di mano così criticata? Se anche fosse stata voluta - perché pare che si trattasse di un ignobile trabocchetto - non era forse quella la misericordia del buon pastore che si piegava su una dittatura di destra? E come mai quegli stessi che plaudono oggi alle aperture di papa Francesco si erano scandalizzati di fronte alle aperture di papa Giovanni Paolo?
Pare così che ci sia una misericordia di serie A, quella verso i finti peccatori emarginati, e una misericordia di serie B, quella verso i peccatori, i peccatori quelli veri.
Forse dovremmo piantarla con questa ipocrisia, con questo atteggiamento pio e misericordioso verso certuni che diventa un accanimento feroce e vendicativo verso certi altri. E smetterla di etichettare ogni nostra tolleranza con il bollino della misericordia. Ha ragione Enzo Bianchi: la misericordia, quella vera, scandalizza. E siccome al Sinodo, in fondo, non si è scandalizzato proprio nessuno, forse non stiamo parlando di misericordia ma di qualcos'altro.
Siamo tutti peccatori, questo è fuori discussione, e ci consola richiamare il Vangelo di Marco che ci ricorda come Gesù non sia venuto a "chiamare i giusti ma i peccatori". Forse bisognerebbe ricordarsi anche la versione lucana, che aggiunge la non irrilevante precisazione: "perché si convertano". Senza distinguere tra cammelli e moscerini.
La realtà è che "siamo un esercito di peccatori"(Gaudete et exultate)solo che cadiamo in ambiti diversi(superbia,desiderio di potere, invidia, lussuria,etc..) Però è vero che ci sono peccati da sempre conosciuti e altri nuovi non nella loro radice ma nelle circostanze(ad es.lo scafista, il mafioso) e proprio per il fatto che siano legati a situazioni geografiche, sociali o storiche è giusto definire in modo inequivocabile che sono male anche se Gesù non ne ha parlato esplicitamente nel Vangelo. Questo non vuol dire che quelli che prima riconoscevamo come peccati non lo siano più, ma si vuole solo mettere in evidenza chiaramente che anche questi comportamenti sono gravi attentati alla carita' e alla giustizia.E credo che ce ne fosse bisogno.
RispondiEliminaLa realtà è che "siamo un esercito di peccatori"(Gaudete et exultate)solo che cadiamo in ambiti diversi(superbia,desiderio di potere, invidia, lussuria,etc..) Però è vero che ci sono peccati da sempre conosciuti e altri nuovi non nella loro radice ma nelle circostanze(ad es.lo scafista, il mafioso) e proprio per il fatto che siano legati a situazioni geografiche, sociali o storiche è giusto definire in modo inequivocabile che sono male anche se Gesù non ne ha parlato esplicitamente nel Vangelo. Questo non vuol dire che quelli che prima riconoscevamo come peccati non lo siano più, ma si vuole solo mettere in evidenza chiaramente che anche questi comportamenti sono gravi attentati alla carita' e alla giustizia.E credo che ce ne fosse bisogno.
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