I miracoli del cardinal Bertone
...e il suo famigerato attico al terzo piano
Non mi è chiaro a chi appartenga l'attico, quello vero, quello all'ultimo piano, per intenderci, ammesso che esista un attico nel palazzo dove risiede il Cardinal Bertone. Il nostro presule, tuttavia, abita al terzo piano, e questo pare un dato certo. Solo un cardinale poteva usare i poteri occulti del Vaticano per trasformare in attico un appartamento che non è all'ultimo piano.
Ma c'è un altro miracolo, ovvero la moltiplicazione degli spazi. I 296 metri quadri di partenza sono diventati presto 500; ieri una mia parrocchiana si è lamentata per i 600 metri quadri, che dopo una mia breve ricerca in internet sono diventati 700. In previsione di facili aumenti futuri, è bene ricordare che mille metri quadri non sono un chilometro quadrato; altrimenti arriveremo alla facile conclusione che il cardinal Bertone alloggia in un attico di cento ettari vicino al Cupolone: un bel titolone per la stampa laica!
"Che sia o non sia un attico, che siano trecento o settecento metri quadri, non fa differenza" mi si dirà. Sarà. Però a me è sempre piaciuto distinguere la calunnia dalla maldicenza. "E le tre suore che sono lì per servirlo! Ma che scusa è? Non vorrai mica difenderlo?" - mi si dirà e mi è stato detto.
Sarà. Ma a me sembra una situazione strana e un po' surreale, ritrovarmi a fare i conti in tasca ai cardinali. Pensare che non ho mai fatto i conti in tasca nemmeno ai veri ricchi, quelli che trovate qui.
Per il buon peso, le Iene sono andate a pizzicare qualche ecclesiastico che abita nel solito appartamento immenso. Ci si può scandalizzare, ci si può indignare. Io ho provato soltanto tanta tenerezza soprattutto per il primo, un uomo anziano che accoglie con entusiasmo indifeso dei giornalisti sconosciuti che vengono per denigrarlo a sua insaputa e gli fa visitare un appartamento nel quale si trova a suo agio come un turista in un museo.
La ricetta proposta nel medesimo servizio da Gianluigi Nuzzi è particolarmente semplice: sfrattare i cardinali, affittare questi super-appartamenti e usare gli introiti per sanare le finanze traballanti della Curia Romana. Salvo poi riservarsi di tuonare contro una Chiesa che si mette a "lucrare" sui suoi beni e senza pensare che quegli appartamenti finirebbero non a persone semplici, ma a qualche milionario fiero del suo nuovo attico in zona San Pietro: Cardinali in una stanzetta, così che il riccone di turno viva nel lusso e venga spremuto dalla Chiesa per guadagnare soldi da dare ai poveri. Sarà pure una ricetta vincente, ma a me sembra una soluzione peggiore del male che si vuole curare.
Che i problemi ci siano, è evidente. Non penso a problemi dei singoli, come quelli tristissimi dell'abate di Montecassino: anche nella Chiesa degli apostoli c'era Giuda che era ladro ed era traditore, e in questi casi serve solo il silenzio e la preghiera. Penso a problemi più strutturali: a beni gestiti in maniera eccessivamente scaltra o liberale; penso ad un tenore di vita che alle volte è davvero poco consono al ruolo o alla situazione, ma soprattutto a quella gestione leggera che fa tanto comodo ad un nugolo di clientes: non ci si dovrebbe dimenticare che il Vaticano è pur sempre a Roma!
Ci sarebbero tante altre cose da dire, per giustizia: abitare in palazzi fastosi sarà pure gratificante, ma la gestione degli immobili antichi è un incubo, e la Chiesa più che eletta sembra quasi condannata a possedere una montagna di beni fatiscenti, come le classiche canoniche nostrane: immense, ma fredde e decrepite.
Si potrebbe discutere, argomentare... Ma forse non ne vale la pena, e comunque non sarei lucido, perché tutti questi discorsi suscitano in me soprattutto rabbia e considerazioni amare.
Chi solleva lo scandalo si veste da paladino della verità, ma è evidente che il suo è soprattutto un intento commerciale o forse anche malizioso: il discredito di pochi diventa sfiducia per l'istituzione nel suo complesso. Forse si sta muovendo qualcosa di più, qualcosa a livello politico: si cerca di guadagnare consenso per giustificare un piccolo o grande incameramento di beni ecclesiastici prossimo venturo, o un taglio sull'otto per mille, o l'ennesima tassa iniqua sui tanti servizi che la Chiesa italiana eroga a vantaggio della collettività e dunque dello Stato stesso.
Chi solleva lo scandalo ha le sue ragioni, magari torbide ma razionali. Ma è triste leggere lo sdegno anche sul volto dei buoni cristiani, che così, inconsapevolmente, entrano in un'ottica denigratoria che non fa bene all'annuncio del Vangelo: presentare la Chiesa come un'associazione a delinquere rende meno efficace la predicazione della Chiesa come comunità di salvezza. Possibile che non ci pensi nessuno? O si pensa che sparlare dei cardinali sia la manovra vincente per riformare la Chiesa e renderla più credibile? La miracolosa efficacia del pettegolezzo!
Allora si ricorre al sotterfugio che ormai va per la maggiore: marcare una linea di separazione netta tra il Papa - che nel sentire di tanti è rimasto l'unico buono e santo nella compagine corrotta della Chiesa - e i cardinali, i vescovi, i preti cattivi, ecc ecc... Chi si salva in questa carneficina sono i "preti di strada", quelli che vivono in uno stato di povertà e hanno fatto dell'assistenza agli ultimi la loro missione: il "don" che sta con i drogati o con le prostitute o che ospita i senzatetto a casa sua.
La conclusione triste è che così si riduce il messaggio di Cristo proiettandolo su un'unico asse, quello socio-economico: il buon Vescovo, il buon prete, il buon cristiano, è l'assistente sociale.
In questo cortocircuito, mi domando dove sia andato a finire il Vangelo, quello vero: l'annuncio della salvezza che nasce dall'adesione nella fede a Cristo crocifisso e risorto.
Forse sarebbe utile ricordarsi che nella Chiesa i primi che hanno rinunciato a tutto, che hanno scelto la povertà radicale, sono scappati nel deserto per cercare Cristo, non per mettere su una qualche ONLUS o per risolvere i problemi sociali della tarda antichità. Sono scappati per cercare Cristo, nel silenzio, nel lavoro e nella preghiera. Ma queste ormai sono cose inutili, che non riempiono la pancia e che dunque non interessano più di tanto. O no?
però pensate anche quello che ha detto il papa sul fatto che il buon pastore deve prendere come riferimento il Don Camillo di Guareschi! non ha fatto riferimenti teologici a Santi sacerdoti come avrebbe potuto tranquillamente farlo; ma ha lasciato come riferimento un prete, personaggio di Fantasia che conosciamo attraverso i libri o film magari interpretato da uno che nella vita non era proprio un riferimento di integrità cattolica
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