L’horror cristiano
...e lo strano successo della festa di Halloween
Un tempo la Chiesa era più horror. Anche Dio è stato un po’ horror, ad esempio nel divertentissimo episodio di Saul che va a visitare la pitonessa di Endor (1Sam 28) o nella “danza macabra” degli scheletri in Ezechiele (Ez 37). Almeno in un paio di occasioni gli Apostoli hanno scambiato Gesù per un fantasma (Mc 6,49; Lc 24,37), segno che, anche all’epoca, l’horror era di casa e il Messia stesso ha dovuto operare qualche distinzione.Se poi andiamo nella gloriosa storia della nostra religione, gli esempi si sprecano: dai cimiteri cappuccini con le ossa (umane!) usate come elementi decorativi, alle magnifiche raffigurazioni del Giudizio Universale di un sapore che si potrebbe definire splatter.
Oggi, nell’epoca dove tutto deve essere misurato, asettico, etereo, queste visioni della morte in technicolor ci disturbano un po’, e qualcuno vorrebbe che rimanessero sepolte in un’epoca barbara che ha ceduto il passo alle idee chiare e distinte dove tutto è cerebrale, dove anche la liturgia tende a diventare un esercizio verboso e intellettuale, con pochi guizzi emotivi e la soppressione di qualsiasi richiamo alla sacralità nei suoi aspetti più appassionanti.
E così, uscito – anzi: cacciato fuori! – dalla porta d’ingresso, l’horror rientra dalla finestra. E se in Chiesa si cerca di evitare qualsiasi riferimento più colorito – fino all'abolizione del Dies Irae che maniman poteva turbare gli animi più delicati – parallelamente nel mondo “laico” si registra un pullulare di film, romanzi, gadget che sempre più frequentemente superano la soglia del cattivo gusto. In questa congerie, anche le brave ragazzine dei gruppi parrocchiali cercano di appagare la loro umanità guardandosi un film “di paura” la sera di Halloween a casa dalle amiche.
E ci sta. E lo capisco. Perché siamo uomini, siamo spiriti incarnati, e abbiamo bisogno di qualcosa che muova i nostri neuroni ma abbiamo anche bisogno di qualcosa che muova le nostre budella. E se questo qualcosa non lo troviamo magnificamente e delicatamente rappresentato in fondo alla navata laterale di una chiesa, andiamo a cercarcelo altrove, in una produzione cinematografica di serie C o in quelle tante espressioni disordinate dove – veramente – può infilarsi lo zampino del Diavolo e soprattutto si trasmette una visione della morte e dell’Aldilà che di cristiano non ha nulla.
Di qui il passo è breve, e inconsapevolmente si inizia ad avere paura della morte e di quello che c’è dopo o dietro di essa, si ritorna a quell'epoca pagana dove l’uomo era in balia di forze occulte e maligne e si dimentica la grande lezione di Gesù Cristo, che ci ha ricordato serenamente che noi valiamo “più di molti passeri”. Il cerchio è chiuso, perché a voler cancellare la morte, anche nei suoi aspetti trucidi, non si trova la serenità, ma si ricade nella paura.Anche se siamo cristiani, restiamo uomini. Abbiamo bisogno di emozioni forti. Abbiamo bisogno di dire la nostra rabbia (con buona pace di chi ha voluto eliminare le espressioni “deprecatorie” dalla preghiera dei salmi) e non solo il nostro amore. Abbiamo bisogno di guardare la morte e quel che segue non soltanto come una cartolina in bianco e nero, ma con le tinte crude e forti del discorso escatologico o del giudizio del Vangelo di Matteo. E, soprattutto, abbiamo bisogno di vivere tutto questo in Cristo, Egli che solo sa domare e indirizzare le nostre emozioni.
Lasciamo ai buddhisti e ai cavalieri Jedi la soppressione del desiderio e delle emozioni intense. Lasciamoci serenamente ma cristianamente impaurire non solo dalla morte, ma anche e soprattutto dal Giudizio, da quelle “realtà ultime” a tinte forti che il Medioevo non aveva paura di infilare perfino nella navata o nella cripta di una chiesa.
Per conto mio, vorrei ritornare a provare qualche brivido - questo sì - anche in Chiesa. Ma soltanto quei brividi che sono ordinati e misurati dalla croce di Cristo, quel pizzicorino in pancia che ti porta a fuggire il male per aderire con più entusiasmo al bene.
Comunque, se non vi piace Giotto, posso proporvi il logo del giubileo :)
Condivido in pieno: purtroppo oggi è molto difficile sentire parlare, nelle omelie di parrocchie e affini, di Purgatorio e di Novissimi...
RispondiEliminaUn solo dubbio: nel PS non comprendo bene la tua domanda. Quale bene nascosto dovrebbe intravedere chi si tuffa nell'horror? e perché mai chi cerca il male starebbe inseguendo un bene minore? Io sono rimasto al "Bonum ex integra causa, malum ex quocumque defectu". Mi sono perso qualcosa?
Per il resto, un "like" a Giotto, magnifico. Però credo che il senso dell'horror cristiano sia meglio espresso in Bosch (non solo il "trittico del giardino delle delizie" ma anche il "trittico del giudizio"di Vienna e le "quattro visioni dell'aldilà" e anche la "salita al calvario" di Gand) o al limite qualcosa di Bruegel il Vecchio.
Il logo del giubileo? orribilmente banale (o, se preferisci, banalmente orribile).
Il male non è mai desiderabile in sé e la volontà non può piegarsi verso il male in quanto male. Se lo desidera è perché lo considera sotto quell'aspetto di bene che esso contiene.
EliminaIl termine "defectu" è perfettamente pertinente: una "mancanza", soltanto una mancanza, il che significa che c'è qualcosa ma manca qualcos'altro. La volontà cerca il bene, ovvero il "qualcosa", ignorando volontariamente (e colpevolmente) il qualcos'altro che non c'è
Anche il Papa cita Don Camillo... Guareschi docet
RispondiEliminaFinalmente una riflessione come si deve sulla morte. Una domanda mi pongo. Ma una domanda mi pongo, ma il nostro mondo occidentale non è oramai pagano ? E ricordiamoci i motivi per cui certe festività siano state posizionate in certi periodi. Io dico cm un passo Tutto è lecito ma non tutto mi giova. E verò quello che dici , ma aver coraggio di dire che per un Cristiano non dovrebbe esserci bisogno di vivere certe " feste " lo vedi come integralismo ?
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